mercoledì 11 novembre 2009

Prima donna lesbica vescovo in Svezia

Si chiama Eva Brunne, è sposata con la propria partner ed ha un bambino di tre anni.
Ha dichiarato: "It is very positive that our church is setting an example here and is choosing me as bishop based on my qualifications, when they also know that they can meet resistance elsewhere". La notizia su google news

Vista dall'Italia, è pura fantascienza.

martedì 10 novembre 2009

La Madonna e' Trans (ed e' discriminata)



Mentre qui  ci si scanna per il crocifisso, in Spagna COGAM, collettivo di Madrid, ha realizzato un calendario per il 2010 a sfondo religioso dove la Vergine Maria e' rappresentata da una attivista trans, Carla Antonelli.

L'autrice del post di Bitch Magazine da cui ho preso la notizia segnala il fattore sovversivo legato alla  rappresentazione di  immagini sacre da parte di persone transgender. Le immagini hanno ovviamente scatenato polemiche: e' sovversivo o offensivo? Era necessario usare delle pose sexy in un ambito religioso? Si ritorcera' contro la comunita' trangender?

Al di la' delle polemiche, l'autrice sottolinea la necessita' per le femministe di vedere transgender, drag queens e tutti coloro che non si riconoscono nella tradizionale dicotomia maschio/femmina come alleati e non come entita' ambigue, "finte donne" da cui prendere le distanze

Del calendario parla anche queerblog.it. qui

Su un'altra nota, la Equality and Human Rights Commmission ha pubblicato il Rapporto "Trans Research Review" sulle discriminazioni subite da persone trans in Gran Bretagna: secondo il report, il 73% delle persone intervistate ha subito almeno una volta molestie di vario tipo.

Nell'Europa dei 27, la situazione non e' molto diversa: secondo un rapporto pubblicato nel 2008 sull'omofobia e discriminazione basate sull'orientamento sessuale, non solo a livello europeo ci sono "buchi"  nelle legislature nazionali per quanto riguarda i diritti delle persone  trangender, ma secondo quanto dichiarato da Thomas Hammerberger commissario per i diritti umani del Consiglio d' Europa: a "There is hardly any area where discrimination does not take place" e che "[la discriminazione] comincia con le condizioni sociali e legali che vengono imposte per cambiare genere. In molti paesi, c'e' l'obbligo di intraprendere una terapia ormonale, o un'operazione chirurgica per ottenere un riconoscimento ufficiale di riassegnazione di genere. Solo in pochi stati, come Spagna, Ungheria e Gran Bretagna, questo requisito non esiste" (traduzione mia da qui).

A fronte di un forte pregiudizio contro le persone trans, il calendario potra' fare ben poco, ma l'inclusione di queste immagini in un prodotto mainstream come il calendario (e come la religione) possono rappresentare un piccolissimo passo avanti per affrontare e combattere i nostri stessi pregiudizi.

venerdì 6 novembre 2009

The bloody mess




Ovulazione, sindrome premestruale, mestruazioni: tutto in un solo, magnifico poster.

via Happy things via I heart guts.

giovedì 5 novembre 2009

Donne in bicicletta



Immagine presa qui.


Dove pedali, perche' e se ti senti sicuro/a a pedalare dipende anche dal genere. Come rileva il post "More gender gap analysis from the Media" dal blog
Let's go ride a bike,, uomini e donne si spostano con la bici o con altri mezzi per fare cose diverse.

In particolare, le donne, essendo spesso responsabili per commissioni varie, accompagnamento bambini etc. tendono ad effettuare movimenti piu' brevi e frequenti.
Inoltre la loro percezione della sicurezza e' diversa da quella maschile.

Per questo motivo, la creazione di nuove piste ciclabili deve tenere conto di questi aspetti, al fine di servire al meglio uomini e donne.

Questo approccio "gender sensitive" ripropone in parte i risultati di altre analisi fatte sulla relazione tra genere e trasporti: alcune risorse qui e qui.

Insomma, veramente tutto, anche una pista ciclabile, puo' avere un impatto diverso su uomini e donne.

mercoledì 4 novembre 2009

Polyamory

Nella rete si continua a parlare di polyamory, dando definizioni diverse, come per esempio "ethical non monogamy", infatti con polyamory si intende avere contemporaneamente piu' relazioni con persone diverse, con pieno consenso di tutte le persone coinvolte.

La polyamory scatena una serie di domande sul significato della monogamia, se davvero sia un valore per se' o semplicemente qualcosa che e' stato imposto dalla societa', se davvero sia possibile amare piu' persone comtemporaneamente e soprattutto se sia possibile gestire un reticolo di relazioni che spesso coinvolgono anche figli e figlie. Come riporta un articolo della CNN, spesso la polyamory viene ribattezzata "polyagony" a causa del lavoro che ci va a mantenere tutto in equilibrio.

Con pragmatismo tutto americano, sui vari siti web e blogs sul tema, della polyamory si affrontano non solo gli aspetti romantici o sessuali, ma anche quelli legali, legati per esempio alla custodia dei figli e delle figlie, ed a questioni di eredita'

Sotto un breve video su una fiction creata da persone che anche nella realta' sono polyamoristi.



Insomma, forse la monogamia non e' per tutti e tutte e anche se non ci si sente di sperimentare in prima persona, questo stile di vita e gli interogativi che pone puo' aiutare a riflettere sulla nostre relazioni.


Di polyamory, o poliamore, si parla un po' anche su siti italiani, ma le risorse piu' complete sono in inglese.

Poliamore
Love more
Poly in the media
Practical Polyamory

lunedì 2 novembre 2009

La metà

Il rapporto "A Woman's Nation"celebra il fatto che finalemente le donne americane rappresentano il 50% della forza lavoro negli States, affermando che la battaglia dei sessi e' finita. Tuttavia, messo via lo champagne e passata la sbornia, e' meglio guardare bene cosa c'e' dietro ai numeri. In teoria abbiamo una situazione di eguaglianza di genere (cioe' pari diritti e piena partecipazione di uomini e donne alla vita economica del paese), ma in pratica ne siamo ben lontani, sia negli USA e in Italia, dove le donne rappresentano il 46% della forza lavoro (una delle percentuali piu' basse d'Europa).

Come osserva Jen Nedeau su Change.org ,
negli USA il lavoro delle donne "viene via" a poco,in quanto una donna gudagna 77 cents per ogni dollaro guadagnato da un uomo, anche in Europa il gap nei salari e' ancora intorno al 15%, inoltre, le donne sono meno propense a chiedere aumenti salariali e restano a lungo in posizioni inferiori, dove sono meno pagate. Senza menzionare altre questioni che possono fare del lavoro delle donne una vera e propria corsa ad ostacoli, piu' che strumento di realizzazione personale, come per esempio difficolta' legate alla maternita', al part time, etc.

Lo stesso ritornello dell'aumentata partecipazione delle donne alla forza lavoro viene ripetuto per celebrare i successi della globalizzazione nel sud del mondo: vero e' che tante donne che in passato non avrebbero potuto mettere piede fuori di casa adesso lavorano e probabilmente traggono sostentamento e magari una certa soddisfazione dal proprio lavoro, ma se guardiamo bene che genere di lavoro le donne svolgono a livello globale, ed in quali condizioni, c'e' spesso da mettersi le mani nei capelli. Chandra Mohanty, nel suo saggio “Women Workers and the Politics of Solidarity”, osserva che “Third World” women’s work is also characterized by “ideas of flexibility, temporality, invisibility and domesticity” per cui il lavoro delle donne e' di fatto un bacino di lavoro sottopagato basato su una visione stereotipata di categorie come il genere e la razza.

Senza contare che, sebbene durante la Conferenza ONU sulle donne di Pechino, nel lontano 1995, i paesi componenti delle Nazioni Unite siano stati invitati a conteggiare nel prodotto interno lordo nazionale il lavoro domestico (produrre cibo, pulire, curare figli/e e anziani/e, etc.) svolto per lo piu' dalle donne e NON pagato benche' sia indispensabile per la ripruduzione della societa', siamo ancora lontani da una adeguata incorporazione nelle statistiche nazionali e da una valutazione monetaria di tale lavoro, che fa tra l'altro risparmiare parecchio agli stati nazionali.

Quindi, numeri a parte, sarebbe meglio riflettere su cosa cosa e' il lavoro delle donne e finalmente smettere in pratica il famoso gender mainstreaming guardare al genere, alle diverse esperienze di uomini e donne nel mondo del lavoro e cambiare il mondo del lavoro stesso, ridefinendolo in modo da renderlo un po' piu' accogliente e giusto per tutti.

venerdì 30 ottobre 2009

Frivolous Feminist Friday: corteggiamento negli anni 30

Problemi con il corteggiamento? Niente paura, dal passato arrivano preziosi suggerimenti.



Qui altre foto. Via Change.org.